Vitigni a bacca bianca principali

Sono numerosi i vitigni coltivati in Puglia, principalmente a bacca rossa, ma con molte varietà di rilievo anche a bacca bianca.  Di seguito sono riportate notizie e curiosità sugli aspetti ampelografici ed enologici di ciascun vitigno, con informazioni sui tratti storici salienti. La sezione "vitigni a bacca bianca" si divide in "vitigni principali" e "vitigni minori", dove l'attributo non è inteso come giudizio di qualità ma come indicatore della diffusione delle varietà in oggetto. All'interno delle categorie, l'ordine seguito è quello alfabetico.

BIANCO D'ALESSANO

Chiamato anche Acchiappapalmento e Bianco di Lessame, di origini incerte probabilmente è sempre stato un vitigno coltivato promiscuamente ad altri come la Verdeca in Valle d'Itria. Non aromatico e dal gusto neutro, ha un grappolo conico-cilindrico semplice o provvisto di un'ala, acini di colore giallo distribuito in maniera uniforme. Presenta una maturazione medio-tardiva ma con relativa fioritura precoce. Non è particolarmente pretenzioso dal punto di vista pedo-climatico ed è abbastanza resistente. Tra i primissimi vitigni ad essere innestato con il piede americano dopo la crisi della Fillossera, rappresenta assieme alla Verdeca l'ossatura delle antiche Dop della Valle d'Itria  quali Locorotondo e Martina Franca. Raramente è vinificato in purezza e dà prodotti freschi e gradevoli anche se non particolarmente longevi.

BOMBINO BIANCO

Vitigno diffuso in varie regioni d'Italia con numerosi sinonimi, molti dei quali come Buttapalmento, Stracciacambiali e Pagadebit si riferiscono (è ormai pacifico sebbene manchi ancora una definitiva profilazione genetica) ad altre varietà dall'elevata produttività. A testimonianza di questa eterogeneità vi è l'esperienza dei produttori pugliesi che conoscono il Bombino bianco come varietà non molto produttiva, caratterizzata da grappoli spargoli di forma conico-cilindrica, di media grandezza con acini dotati di buccia spessa di colore verde-giallo.
Resistente alle principali malattie, è caratterizzato da una maturazione tardiva: solitamente si vendemmia due o tre settimane dopo il Primitivo. Attualmente ci sono tre cloni ufficiali dei quali due risalgono ad antichi vigneti di San Severo (provincia di Foggia) e non è quindi un caso che la zona di più ampia e di antica diffusione del Bombino bianco sia proprio quella centro-settentrionale della regione. Varietà versatile, si presta benissimo alla realizzazione di spumanti prodotti con metodo classico poiché possiede un'elevata acidità e un bouquet austero ma anche per la produzione di vini fermi molto beverini. Protagonista di numerose Dop di Puglia tra cui Castel del Monte e San Severo, lo si trova anche nella Dop Cacc'e Mmitte di Lucera, unitamente al Nero di Troia per la produzione del pregevole vino rosso.

FIANO

Conosciuto anche con il nome di Latino e Apiano, risale all'epoca Romana. Le origini del nome secondo alcuni deriva da Apianus (ape) per la dolcezza dei suoi acini, graditi alle api o molto più probabilmente deriva da Apia, ora Lapia, località dell'avellinese. La sua presenza in Puglia risale a tempi remoti, infatti il Fiano è già presente alla mensa dell'Imperatore Federico II di Svevia (soprannominato il Puer Apuliae ovvero fanciullo di Puglia), in particolare su una pergamena datata 28 marzo 1240 dove viene ordinato al cuoco, all'arrivo a Foggia del Sovrano, di portare altro vino Fiano.
Si tratta di un vitigno di media precocità, buona vigoria e grande adattabilità alle condizioni ambientali. Di grappolo medio-picolo a forma piramidale, alato e compatto, presenta acini piccoli di colore giallo-verde che mostrano macchie marroni in maturazione. Dopo la Fillossera, questa varietà era quasi scomparsa dalla Puglia per dar spazio a cultivar più produttive e da taglio ma, con il ritorno alla qualità, sta vivendo una vera e propria rinascita e, da Nord a Sud della regione, aumentano costantemente i vigneti impiantati a Fiano.

MALVASIA BIANCA

Tra le 18 varietà di Malvasia iscritte nel registro nazionale italiano, la Malvasia bianca, così come la nera (di Brindisi/Lecce), è tipicamente identificata con il territorio pugliese. Presenta un grappolo compatto di media grandezza e forma piramidale-conica con acini grandi di colore giallo con sfumature verdoline e buccia molto spessa. Di maturazione mediamente precoce, è abbastanza resistente alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche. Presente in tutto il territorio regionale e ammessa in diversi disciplinari a Dop tra cui San Severo, Locorotondo, Martina Franca e Lizzano, regala ai vini un elegante bouquet aromatico.

MOSCATO REALE

Si tratta della varietà Moscato bianco, una delle più coltivate in Italia e di più ampia diffusione territoriale. In Puglia vanta una storia molto antica che si identifica principalmente (ma non solo) con il Comune di Trani (Provincia BAT) dove si usa il sinonimo Moscato reale. In queste terre, infatti, questa varietà era così apprezzata dai commercianti veneziani del XIII secolo che essi stipularono un accordo con il conte di Trani, Roberto d'Angiò, affinché quest'ultimo ne limitasse l'esportazione in porti diversi da quelli controllati dai suddetti mercanti.
In epoche relativamente più recenti, nel 1792, è Vincenzo Corrado, uno dei più noti cucinieri del Regno di Napoli, a tessere le lodi di questa varietà pugliese. Il grappolo che può essere compatto, semi spargolo e spargolo, presenta una forma cilindrico-piramidale e solitamente un'ala. L'acino possiede una buccia sottile di colore giallo-verdastro che diventa dorata con l'aumentare dell'esposizione solare. Le versioni più diffuse di questa varietà sono senz'altro quelle dolci tra cui la più famosa, come già sottolineato per motivi storici, è sicuramente quella legata alla denominazione Moscato di Trani Dop.

VERDECA

L'origine di questa varietà è incerta ma è sicuramente antica. Già nel 1629 il nome “Verdeca di Gravina” è presente nel trattato della vite e del vino dell'autore pugliese Prospero Rendella. È allevato maggiormente in Valle d'Itria, depressione carsica che si innesta nel cuore delle tre province di Bari, Brindisi e Taranto, generalmente insieme al Bianco d'Alessano.
Il grappolo è di media dimensione, di forma conica e alata. L'acino presenta una buccia di medio spessore, di colore verde biancastro e polpa succosa. Dalla maturazione mediamente precoce, resiste bene alle principali avversità pedoclimatiche. In passato era destinato principalmente alla produzione di vini liquorosi tipici della zona e vermouth; oggi è alla base delle Dop della Valle d'Itria quali Locorotondo e Martina Franca e non mancano anche versioni in purezza.

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